martedì 6 maggio 2014

Radici sociali dell'Europa di Mauro Stampacchia



Finalmente l'Europa è diventata veramente il centro della questione democratica e sociale. Nel profondo della grande crisi, affrontata dalle élites europee della finanza e della tecnocrazia con lo strumento inefficace e barbaro della austerità, cioè della lotta di classe dall'alto contro le classi sociali meno abbienti, di lavoro e popolari, esiste adesso, con le future elezioni del Parlamento Europeo, la possibilità di invertire la rotta.
Diversamente da come ci viene fatto percepire oggi, con una visione appiattita sul presente, l'Europa, questo nostro continente, ha profonde, inestirpabili, radici sociali. L'Europa, intesa come suoi cittadini, come idee sue proprie e caratterizzanti, non potrebbe essere quella che è se non fosse stata costruita, sulla base dei valori della democrazia e della libertà, attraverso la costruzione di diritti sociali e di rappresentanza. Sono le profonde radici sociali (e sociali perchè democratiche) dell'Europa.
Basta una occhiata ai sistemi politici e democratici dell'Europa per vedere che nella maggior parte dei paesi europei il partito o i partiti dello schieramento di centrosinistra ha una origine, per il nome, per la tradizione, per l'insediamento sociale, nel partito di origine socialista, socialdemocratica, laburista, in alcuni paesi, come l'Italia, anche comunista. Un lungo fiume carsico che ha influenzato in profondità la storia europea, e ne ha plasmato il paesaggio sociale e politico, un po' come le grandi glaciazioni che, pur ritirandosi, han lasciato traccia nella morfologia del paesaggio, e che ha una data di inizio di cui dovremmo tra poco ricordare i 150 anni: tra il 28 settembre e il 5 ottobre 1864, a Londra, nasceva la prima Associazione Internazionale dei Lavoratori.
Naturalmente questo non è stato un processo solo europeo. Ha avuto sponde, ma minor radicamento, oltre Atlantico nei nuovi Stati Uniti d'America, e in altri paesi fuori Europa ma con legame con l'Europa, si è diffuso insieme alla dominazione coloniale. Ma le idee nate sul suolo europeo sono servite anche a combattere, e vincere, quella dominazione. Sul continente europeo quel processo ha allineato, pur cambiando spesso natura e radicalità dei movimenti e dei partiti di ispirazione socialista, una serie di conquiste di lavoro che sono state anche conquiste di civiltà, e i cui presupposti ancora fanno parte del patrimonio imprescindibile dell'Europa. Vuoi con le riforme, vuoi con la rivoluzione, questo è il bilancio. Salvo la recente inversione ed abbandono di quel patrimonio e di quella tradizione, coincisa con il blairismo inglese, e con i sempre più forti arretramenti delle altre socialdemocrazie-socialismi europei.
In questo arretramento si è insediata la finanza e la tecnocrazia europea, la algida e arroccata classe dei potenti europei. Quest'ultima ha anche abilmente sfruttato il declino e l'inconseguenza del processo di unificazione europea. Nel pieno della guerra un piccolo gruppo di intellettuali di spirito profetico (Altiero Spinelli, Ernesto Rossi) avevano lanciato, a Ventotene, un Manifesto nel quale, proprio dalla critica delle limitatezza degli stati nazionali e della loro irrefrenabile spinta alla guerra, si lanciava l'idea dell'Europa federalista, degli Stati Uniti d'Europa. Nel dopoguerra questa idea veniva "adattata" alle circostanze, e l'unificazione europea diventava gradualista, possibilista, spostata solo nella sfera dell'economia e non in quella della politica, lasciando spazio alla tecnocrazia. Oggi la grande idea della unificazione europea ricorda un aereo, partito per una destinazione precisa, ma dirottato da tutt'altra parte.
Così un'idea grande e nobile, di democrazia e di democrazia sociale, rischia di essere identificata con l'attuale Europa, insensibile, lontana dagli europei, strumento di dominazione e di restaurazione sociale. Ma non in queste elezioni europee. Primo perchè sempre più forte è la consapevolezza che esse non sono elezioni marginali, di grado minore. Secondo perchè sarà presente la lista Per un'Altra Europa, che riprendendo questi grandi temi europei, lancia la sua battaglia contro gli attuali pessimi padroni dell'Europa. "People of Europe, rise up!" Popoli d'Europa, in piedi!, questo striscione campeggiò a lungo sull'Acropoli di Atene. La Grecia è stata scelta dalla troika europea per il suo discutibile esperimento sociale di miseria di massa e neoliberismo. Oggi sono tanti paesi che si stanno avvicinando alle condizioni imposte alla Grecia, e l'Italia tra questi. Tsipras, il leader greco di Syriza, partito che ha guadagnato consensi come partito di sinistra, europeista di un altro e vero europeismo, guida adesso questa lista, come candidato alla Presidenza della Commissione Europea. In Italia, le 220 mila firme raccolte per la presentazione di Un'altra Europa sono un segnale inequivocabile, per una lista che non ha il sostegno delle oligarchie di partito e dei massmedia, e da questi viene ignorata.
Inevitabile che con questa Europa si sia allargata l'area del cd "euroscetticismo". Facile è l'opera di denuncia, spesso in toni demagogici, populisti, quando non apertamente nazionalistici o razzistici. Ma tanto grande è l'apparenza protestataria, tanto debole è la capacità di indicare alternative che non siano il rinchiudersi negli antichi steccati delle nazioni, delle etnie, delle divisioni. O anche semplicemente il nulla, come succede alla lista di Beppe Grillo che vorrebbe "rivoltare l'Europa come un calzino", ma ammette di non saper poi molto di Europa, e che in realtà non ha alleati su scala europea. Così sceglie di utilizzare, come altri in passato, il voto europeo come un segnale da mandare per la sola realtà italiana ("se siamo i primi alle europee andiamo al Quirinale e chiediamo il governo", cosa impossibile perchè il governo ha bisogno della fiducia del Parlamento nel quale la maggioranza "grillina" come noto non c'è).
Certo però che col voto europeo si segnano anche (ma certamente non solo) questioni interne ai singoli stati. Se domani saremo nei comuni a confrontarci coi tagli di spesa sul sociale è perchè la tecnocrazia e la attuale dirigenza europea, da combattere strenuamente, hanno deciso la linea del fiscal compact e del pareggio di bilancio e perchè la nostra classe di governo l'ha supinamente accettata. Renzi, a commento del suo provvedimento degli ottanta euro (o sedicenti tali) in busta paga, ha voluto aggiungere, da battutista: "e se non è questo di sinistra, che dovevo fare, un esproprio proletario?". Il punto è che c'è in corso, e non da adesso, un esproprio dei proletari ed è la politica di austerità del neoliberismo europeo, che da trent'anni toglie ai lavoratori e al ceto medio quote significative di reddito e che rovescia tutto il peso della crisi solo ed esclusivamente su questi ultimi ed anzi arricchisce i già ricchi, acuendo le diseguaglianze sociali. E Renzi non ha detto parole chiare sul rovesciamento di questa prospettiva, sull'uscita decisa dall'austerità, dal patto scellerato del fiscal compact, dal neo liberismo. E come potrebbe, visto che in quella logica e dentro quello schema mentale lui si muove?
La lista Un'Altra Europa per Tsipras ha il pregio dunque di essere qualcosa di nuovo e di antico insieme. Di antico perchè ha radici profonde in Europa, di nuovo perchè è l'unica risposta elettorale possibile in alternativa vera al miserabile stato di cose presenti. La lista indica in Tsipras il suo candidato presidente ma non si ferma lì. Se si ha chiara la profondità degli sconvolgimenti indotti dalla crisi, e l'impatto sulle classi sociali di lavoro, allora si capisce che la questione mette in campo anche le tradizionali forze del socialismo europeo, prima della crisi approdate ad una rappresentanza supplente non più solo del lavoro ma anche delle classi dominanti, se non anche alla contaminazione con il neoliberismo medesimo. Un successo di Tsipras dovrebbe chiamare anche questo schieramento, decisivo in Europa, ad un benefico riposizionamento insieme alle classi più colpite dalla crisi, e a sciogliere un nodo politico centrale nella questione europea, salvo lasciare la rappresentanza (distorta) di questi ceti alla destra demagogica e populista. Ma sarebbe un (brutto) film già visto e con un finale tragico.

lunedì 14 aprile 2014

L’Altra Europa con Tsipras, oltre 1.800 firme nella provincia di Pisa

PISA – Questa settimana si è conclusa, anche a Pisa, la raccolta delle firme necessarie alla presentazione della lista “L’Altra Europa con Tsipras” alle elezioni europee del 25 maggio.
La partecipazione a Pisa e Provincia è stata assolutamente positiva: le firme raccolte sono state più di 1.800, ben oltre l’obiettivo di 1.300 che ci eravamo prefissati. Si tratta di un risultato straordinario, se consideriamo che è stato raggiunto in meno di un mese di raccolta effettiva, nel silenzio assoluto dei media, e che la nostra lista è interamente autofinanziata.

Grazie a tutti/e coloro che ci hanno consentito questo primo grande successo, che a livello nazionale ci permette di presentare la lista in tutte le circoscrizioni (con più di 220 mila firme) e, in particolare, a tutte le cittadine ed i cittadini pisani che hanno firmato e ad alle decine di volontari che hanno partecipato alla mobilitazione dedicando ore del loro tempo ai banchetti.

Ora si apre una nuova fase, tra la gente, che spieghi l’importanza e la necessità di votare la lista “L’Altra Europa con Tsipras” per costruire un’Europa dei popoli, un’Europa sociale contro quella dei banchieri, dei finanzieri e dei partiti che in Europa ne sono la mano politica, ma anche contro l’azione disgregatrice e populista delle destre estreme. Chiediamo aiuto a tutte e tutti per raggiungere questo ulteriore obiettivo.

Invitiamo pertanto i cittadini pisani e chiunque altro fosse interessato a partecipare all’Assemblea Pubblica Provinciale che si terrà martedì 15 aprile alle ore 21 al Circolo Arci Alberone in via Sant’Agostino n. 199 per costruire insieme le prossime iniziative di Campagna Elettorale.

Siamo convinti che un’Altra Europa sia possibile, ma che per realizzarla servano l’impegno, la partecipazione e le energie di tutti.

Fonte: Il Comitato Provinciale di Pisa de “L’Altra Europa con Tsipras”
 
«Ce n’est qu’un début, continuons le combat!».«Ce n’est qu’un début, continuons le combat!».«Ce n’est qu’un début, continuons le combat!».«Ce n’est qu’un début, continuons le combat!».

Il manifesto di Alexis Tsipras: 10 punti per Cambiare l'Europa

Il Manifesto
Il programma di Alexis Tsipras per le elezioni del 25 maggio
Nell’accettare la candidatura alla Presidenza della Commissione Europea, Alexis Tsipras ha indicato le sue priorità politiche, e proposto un piano in dieci punti contro la crisi. Questo documento rappresenta la piattaforma politica attorno a cui si è raccolta la lista italiana L’Altra Europa con Tsipras, che verrà approfondita e integrata nelle prossime settimane in un confronto aperto e partecipato.
L’Unione Europea sarà democratica o cesserà di esistere”, afferma Tsipras: “Per noi, la democrazia non è negoziabile”. Il documento sottolinea la necessità di “superare la divisione fra Nord e Sud dell’Europa”, e definisce così il sogno dell'Europa che vogliamo: Un’Europa al servizio dei cittadini, invece che un’Europa ostaggio della paura della disoccupazione, della vecchiaia e della povertà. Un'Europa dei diritti, anziché un'Europa che penalizza i poveri, a beneficio dei soliti privilegiati, e al servizio degli interessi delle banche.
Per costruire questa Europa - la nostra Europa - il documento di Tsipras indica tre priorità politiche:
  1. Porre fine all’austerità e alla crisi, con gli strumenti indicati nei 10punti del piano
  2. Avviare la trasformazione ecologica della produzione, per rispondere alla crisi ambientale e dare priorità alla qualità della vita, alla solidarietà, all’istruzione, alle fonti energetiche rinnovabili, allo sviluppo ecosostenibile
  3. Riformare le politiche europee dell’immigrazione, rifiutando il concetto di “Fortezza Europa” che alimenta forme di discriminazione, e garantendo invece i diritti umani, l’integrazione, il diritto d’asilo e le misure per la salvaguardia dei migranti, costretti ad affrontare viaggi in cui è a rischio la loro stessa vita
I contenuti principali del Piano in dieci punti contro la crisi sono:
- la fine immediata dell’austerità, “una medicina nociva somministrata al momento sbagliato”, che ha portato al primato di 27 milioni di disoccupati in Europa e all’ingiustizia di intere generazioni derubate del loro futuro
- un programma di ricostruzione economica, finanziato direttamente dall’Europa tramite i prestiti a basso tasso d'interesse, e centrato sulla creazione di posti di lavoro, sullo sviluppo di tecnologia e infrastrutture
- la sospensione del patto di bilancio europeo (Fiscal Compact), che attualmente impone il pareggio di bilancio anche ai paesi in gravi difficoltà economiche, e che deve invece consentire gli investimenti pubblici per risanare l’economia e uscire dalla crisi
- una Conferenza europea sul debito, simile a quella che nel 1953 alleviò il peso del debito che gravava sulla Germania, e le consentì di ricostruire la nazione dopo la guerra
- una vera banca europea, che in caso di necessità possa prestare denaro anche agli stati e non solo alle banche, e che fornisca prestiti a basso tasso di interesse agli istituti di credito, a patto che accettino di fornire credito a costi contenuti a piccole e medie imprese
- una legislazione europea che renda possibile tassare i guadagni che derivano dalle operazioni finanziarie, oggi fiscalmente colpite molto meno del lavoro
Per rendere possibile questo cambiamento, afferma Tsipras, “dobbiamo influenzare in modo decisivo la vita dei cittadini europei. Non vogliamo semplicemente cambiare la attuali politiche, ma anche estendere l’interesse e la partecipazione delle persone alla politica, fin nella stesura delle leggi europee. Per questo dobbiamo creare un’alleanza politica e sociale più ampia possibile”.
La crisi dell’Europa non è solo economica e sociale, è anche crisi di democrazia e di fiducia. A questa crisi noi possiamo e dobbiamo rispondere, con “un movimento per la costruzione democratica di un’unione che oggi è solo monetaria”.
Per ricostruire l’Europa - conclude Tsipras - è necessario cambiarla. E dobbiamo cambiarla adesso, perché sopravviva. Mentre le politiche neo-liberiste trascinano indietro la ruota della Storia, è il momento che la sinistra spinga avanti l’Europa”.

Appello pisano per L'altra Europa con Tsipras

Appello

Siamo cittadine e i cittadini della provincia pisana che, provenendo da contesti e storie diverse, intendono lanciare un appello alla cittadinanza al fine di creare un percorso pubblico di avvicinamento alle elezioni europee di maggio. Un appuntamento importantissimo perché per la prima volta i cittadini potranno esprimersi sulle ricette neoliberiste imposte negli ultimi anni dall’Unione Europea. Ricette che hanno causato disoccupazione, impoverimento, tagli alla sicurezza sociale, aumento delle disuguaglianze, riduzione degli spazi di democrazia.
Appare chiaro che le grandi forze politiche europee, e in ogni caso tutte quelle che ttualmente governano, non intendono in alcun modo rimettere in discussione queste scelte. Gli interessi dei paesi più forti, dei ceti privilegiati e della grande finanza sono anteposti alla coesione sociale e al benessere della collettività. E persino alla crescita economica, ormai chiaramente strangolata dalle politiche di austerità.
Per fermare il degrado economico, sociale e culturale in atto – e per avviare la costruzione di un’Europa diversa – servono almeno due condizioni: un programma chiaramente schierato dalla parte dei cittadini, dei beni comuni, dell’interesse collettivo e una rinascita della partecipazione popolare. Solo se tutti insieme torneremo ad occuparci dei problemi comuni, senza semplificazioni che conducono verso derive di estrema destra, potremo avere qualche possibilità di invertire la rotta.
La lista “L’altra Europa con Tsipras” nasce per affermare che esiste la possibilità di un’Europa che si fondi sulla solidarietà sociale, sull’inclusione dei soggetti più deboli, sull’equità fiscale, sulla salvaguardia dell’ambiente, sul riconoscimento dei diritti sociali e civili, su strutture di governo continentale realmente democratiche.
“L’altra Europa con Tsipras” intende rappresentare, a partire dai suoi dieci punti di programma, una proposta politica in cui chi vuole un’Europa diversa possa attivamente portare il suo contributo.
Come cittadine e cittadini della provincia di Pisa ci impegniamo in prima persona in questa importante sfida elettorale. Prima di tutto per portare al parlamento europeo la voce di chi è colpito dalla crisi e dalle politiche di austerità, e dei soggetti politici e associativi che in questi anni hanno lavorato per un’Europa giusta, sostenibile e solidale. Quindi per far conoscere a tutta la cittadinanza in che modo le politiche economiche europee assoggettate alla grande finanza devastano esistenze e tessuti sociali anche nella nostra provincia.
Chiediamo quindi di aderire a questo appello, di farlo circolare e soprattutto di partecipare attivamente alla campagna elettorale organizzandola nelle varie località della provincia, sui luoghi di lavoro, nelle istituzioni.
Maurizio Albanese
Paola Baroni
Paolo Benvenuti
Maurizio Bini
Sergio Bontempelli
Alberto Bozzi
Cinzia Bucchioni
Ettore Bucci
Marcello Buiatti
Alessandro Breccia
Giovanni Capuzzi
Roberto Cerretini
Simone Coduti
Cristina Cosci
Simone D’Alessandro
Lorenzo Di Bari
Emiliano Dovico
Ilaria Ferrara
Marcello Ferrari
Marco Frediani
Alessandro Frosini
Giorgio Gallo
Alessandro Garzella
Francesco Gesualdi
Simonetta Ghezzani
Silvia Giamberini
Corrada Giammarinaro
Lido Giampaoli
Francesco Giorgelli
Maria Rosaria Lacatena
Sandro Modafferi
Isabella Moretti
Tiziana Nadalutti
Michele Nassi
Vanna Niccolai
Tiziana Noce
Matteo Novaga
Luca Odetti
Fausto Pascali
Mario Pezzella
Luigi Piccioni
Martina Pignatti Morano
Adriano Prosperi
Matteo Pucciani
Massimo Ronchieri
Carmelo Scaramuzzino
Fabrizio Sebastiani
Bruno Settis
Renzo Ulivieri
Cristiana Vettori
Maria Francesca Zini
don Armando Zappolini
Alberto Zoratti

 

    martedì 25 febbraio 2014

    Una riflessione sul rimpasto di giunta in Toscana - Alberto Bozzi

    Dato che il mio partito, Sel, stenta ad assumere pubblicamente una posizione esplicita e netta in merito al recente rimpasto della Giunta regionale della Toscana, mi ritengo in qualche modo legittimato a dire la mia, certo per quello che può valere, senza assegnarle né più nè meno valore di quanto effettivamente abbia. 

    La scorsa settimana il Presidente della Giunta regionale Rossi, a poco più di un anno dalla fine della legislatura, ha annunciato il ritiro delle deleghe a due Assessori e alla Vicepresidente della sua Giunta: rispettivamente agli Assessori Allocca e Scaletti e alla Vicepresidente Targetti – i primi due unica espressione in Giunta di Rifondazione comunista e del Nuovo Centro democratico di Tabacci. 
    L'operazione è stata svolta in assoluta sordina. Quasi fosse un'operazione di routine. E i toscani per lo più neanche se ne sono accorti. Ma agli osservatori attenti non è sfuggito che l'avvicendamento — quantomeno per quanto riguarda la Vicepresidenza Saccardi e l'Assessore Bobbio alla Formazione e Istruzione – sia avvenuto secondo il principio del 'posizionamento' nella Giunta regionale di sicuri fiduciari del Segretario del Pd e Sindaco di Firenze, nonché neo Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. 
    Difficile sarebbe stato pensare diversamente, considerato che lo stesso Presidente Rossi si è astenuto dal motivare la sostituzione dei tre con un giudizio negativo sul loro operato. Il risultato conseguito, comunque sia, é consistito in una Giunta regionale sostanzialmente monocolore — a esclusione dell'Assessore Marson, di fatto difficilmente ascrivibile a qualsiasi forza politica, seppur a suo tempo promossa dall'Idv. Giunta regionale monocolore dunque, ma che il Presidente si é subito apprestato a tentare di 'puntellare/coprire' a sinistra. 

    Ha subito affermato, infatti, che l’Assessore mancante sarebbe stato individuato tra le personalità autorevoli della "sinistra di governo", ricerca al momento senza esiti positivi. Lo storico dell'arte Montanari, ad esempio, ha solertemente declinato la proposta. E in fondo come biasimarlo: la mutazione genetica della maggioranza che ha sin qui governato la Regione Toscana risulta davvero evidente e significativa. Qui non si tratta tanto di esprimere la solidarietà a questa o a quella forza politica ‘cacciata’ dall’organismo esecutivo di governo della Regione, ma di prendere atto di un rilevante mutamento del quadro politico e della sostanza stessa della maggioranza che amministra la Regione Toscana. 

    Espunta definitivamente la sinistra dalla Giunta si è aperta una fase limbica, di cui ovviamente non si conoscono gli obiettivi, se non quello dell'assestamento dei rapporti di potere all'interno del Pd. E nondimeno per questa fase si reclama l'impegno di una "sinistra di governo" — allusione evidente a SEL —, usando un'etichetta che suona stonata, assai simile a "sinistra ammaestrata e non rompicoglioni", il che equivale a dire "subalterna". No, non é davvero affare da poco quanto é avvenuto la scorsa settimana in Toscana. Un consiglio: SEL stia ben attenta e non cadere in situazioni imbarazzanti, in stile “la sventurata rispose”, e si limiti a valutare gli atti e ad approvarli a seconda che li condivida o meno, niente di più, niente di meno. Per la Toscana non si é annunciato nessun cambio di fase, nessun nuovo obiettivo concreto: si é soltanto proceduto a un baratto di nomi e deleghe in piena applicazione del manuale Cencelli. Adesso Renzi ha finalmente una propria sicura 'delegazione di fiduciari' in Giunta regionale, addirittura la Vicepresidente. 

    Il Presidente Rossi, dal canto suo, ha probabilmente 'ingoiato il rospo' per garantirsi un altro mandato da Presidente della Regione, scelta assai poco lungimirante, e ancor meno previdente, se traguardata alla luce dello scherzetto appena assestato dal neo Presidente del Consiglio a un altro Enrico, per ironia della sorte anch'egli pisano: Enrico Letta. Ma tant'è e al cuor non si comanda. Se il cuore palpita per il timore la testa finisce per andare in confusione e per incombere in errori madornali. Enrico Rossi é persona assai stimata in Toscana e ce ne sono oggettive ragioni, che derivano dalle sue indubbie e comprovate capacità amministrative, prima da Sindaco di Pontedera, poi da Assessore regionale alla Sanità e infine – anche – da Presidente della Regione Toscana. Rossi avrebbe potuto contrapporsi energicamente, con una relativa tranquillità, e soprattutto con discrete probabilità di successo, al diktat del suo Segretario – diktat o ‘accordicchio’ che sia, poco cambia. Un politico di razza, autorevole e competente, qual é senz’altro Rossi, avrebbe potuto, una volta ricevuta la 'richiesta' da Renzi, presentare ai toscani la realtà dei fatti. Comunicare loro la propria indisponibilità a simili giochi di palazzo, che poi sono giochi di potere. 

    Difendere il buon lavoro della sua Giunta e di tutti i suoi componenti, e infine, rimandare al mittente la 'richiesta’ con una significativa e puntuale postilla: se si intendesse proseguire su questa strada, sul tavolo c'è il mandato di Presidente. Con ciò Rossi non sarebbe affatto uscito di scena, al contrario, avrebbe rafforzato la propria autorevolezza e il proprio consenso. Su queste fondamenta avrebbe potuto ripresentare in maniera ancor più solida la propria candidatura in eventuali conseguenti primarie per ricevere di nuovo l'investitura con l’obiettivo di un nuovo e rigenerato centro-sinistra. 

    Avrebbe potuto farcela assurgendo al ruolo di antidoto vincente contro la politica che incarna e agisce Matteo Renzi, costituendo uno spiraglio a livello nazionale per la ricostruzione di un nuovo e rigenerato centro-sinistra – ripeto. Ha scelto invece un'altra strada, meno nobile e in fondo, a mio avviso, più impervia e imprudente perché esposta al rischio del non rispetto degli accordi. 
    Se gli accordi non venissero rispettati, come peraltro si è già visto verificarsi in questi giorni, sappia il Presidente Rossi che il suo appeal agli occhi dei toscani é oggi sicuramente assai meno solido. E a me non resta che dirmi profondamente deluso per il suo comportamento.

    Alberto Bozzi

    venerdì 14 febbraio 2014

    Europa 2014: la terra trema.

    La terra trema. Non è il film di Luchino Visconti, ma la realtà quotidiana del nostro Paese. La terra trema per la rabbia sociale crescente. La terra trema perché di fronte alla richiesta incessante di chi si sente oggi più debole si risponde con l'attenzione della politica agli equilibrismi di Palazzo. La sinistra sorta dalle ceneri dei congressi persi dopo la  disfatta del 2008 è oggi presente nel parlamento, negli enti locali. Porta in dote esperienze di buona amministrazione, esperimenti di alternativa governante. Porta con sé alcune tare da scontare: la voglia di sopravvivere di un certo ceto politico, la tendenza a dileguarsi. Tuttavia, questa sinistra di governo del cambiamento è ancora in campo.

    Se vuole consegnare un futuro carico di speranza, deve adempiere con pienezza al ruolo di lievito della sinistra sociale. Di quei pezzi che vanno ricomposti,  di quelle energie sane e positive esterne ai partiti che, tuttavia, hanno la consapevolezza del ruolo di queste organizzazioni e non ricorrono allo snobismo o ai cenacoli filosofici per imporre la propria attenzione.

    I rischi connessi all'operazione della lista unitaria di Altra Europa per Alexis Tsipras sono alti e abbiamo imparato a conoscerli: recrudescenza di nicchie identitarie sventolate con rancore verso chi ha provato la strada del governo, ostruzionismo silenzioso di chi non ha neanche l'intenzione di porsi a un tavolo per chiedere di aprire le porte e fare entrare aria fresca. Non l'aria putrida dei giovanilismi, di una supposta "società civile", ma le ansie e le speranze di coloro che hanno combattuto e combattono per un cambiamento reale.
    Senza mai stancarsi di dialogare e confrontarsi. Scegliendo le pratiche che uniscono, scorporando e distruggendo quelle che dividono.

    Nella nostra città, a Pisa, le molte sinistre per cui le Europee rappresentano un'ultima possibile opportunità costituente portano i nomi dei molteplici astenuti, degli iscritti e simpatizzanti di Sinistra Ecologia e Libertà, dei membri di Una Città in Comune - PRC, delle associazioni culturali e impegnate nel sociale come nelle lotte per uno sviluppo ecosostenibile e per i beni comuni, degli studenti medi e universitari che hanno animato con costanza e raziocinio il fantastico ciclo di lotte del 2008-2011. Tanti sono i limiti, ma tante pure le potenzialità. Non nascondiamo con ipocrisia le differenze, ma auspichiamo un salto di qualità nella riflessione politica.
    Le elezioni europee e la prospettiva di lista unitaria per Tsipras offrono uno spazio di agibilità che può esprimere un avanzamento condiviso.

    Se ci sarà condivisione delle pratiche operative di minima, delle forme di coinvolgimento e partecipazione dei cittadini, della piattaforma programmatica da elaborare insieme.
    Se sarà solo l'ennesima rivalsa fra gruppi di persone o se metteremo solo la polvere sotto il tappeto per il tempo da qui a maggio, avremo perso in partenza e sarebbe onesto saltare un giro. Ma l'occasione è importante e può costituire uno snodo storico.

    Per far questo, è essenziale che forze politiche, energie sociali e soggettività in fermento si parlino, espongano un progetto condiviso in ogni quartiere.
    È compito di chi vive l'esperienza di SEL far sì che di questa partita la nostra comunità sia vera protagonista: forte nelle proposte e nel contenuto, radicale nella prospettiva di cambiamento, propositiva e innovativa nelle pratiche. Ha questo senso, per noi, l'ordine del giorno congressuale che dichiara la prospettiva del socialismo europeo attraverso il sostegno alla candidatura di Alexis Tsipras.  

    Ci mettiamo a disposizione di questa discussione anzitutto nella nostra comunità politica, perché si faccia foriera di questo bisogno in ogni luogo e in ogni momento di qui al 25 maggio. Invitiamo tutte e tutti coloro che hanno a cuore i medesimi intenti di mobilitarsi e far sì che, nei propri luoghi e a seconda del proprio contesto, questa prospettiva sia resa praticabile della lista di Altra Europa, potenziale nucleo costituente di un vasto campo di forze capaci di immaginare e concretare l'alternativa governante.

    venerdì 24 gennaio 2014

    CTP 6: "Mai più guerra". L'intervento di Mauro Stampacchia.


    Stasera tocca a me un compito non facile e nemmeno particolarmente piacevole: quello di esprimere, proprio alle prime battute di una esperienza che considero importante, il mio netto dissenso rispetto alle scelte operate dalla maggioranza nella scelta del candidato Presidente della circoscrizione. Lungamente aspettato, questo inizio ha sofferto un ritardo forse per le esigenze delle dinamiche interne di alcuni partiti. di maggioranza e di minoranza. 

    Sel, il partito che rappresento, alle ultime elezioni è entrato nella coalizione ponendo come condizione che si attui un "cambio di passo", un nuovo orientamento più deciso a difesa dei ceti falcidiati dalla crisi, a difesa del territorio contro la cementificazione selvaggia, a promozione della partecipazione dei cittadini, vera chiave di volta della politica di cambiamento, nazionale, e locale. 

    Come CTP, lo ha osservato anche l'assessore Danti, partiamo più bassi. Con le circoscrizioni i consiglieri avevano una investitura popolare, ora siamo di nomina partitica. Una pessima malattia, quella della nomina dall'alto, che ha corroso la vita politica italiana fino a quando recentemente la Corte Costituzionale non ha cancellato dalla legge elettorale le norme che prevedevano di fatto la nomina partitica dei parlamentari. Come immediata reazione, l'accordo extraparlamentare per una nuova legge esclude preferenze e finanche dal diritto di rappresentanza quegli elettori che non intendano votare per i partiti a maggior seguito elettorale. 

    Ma per fortuna negli organismi quale quello che si insedia stasera si può superare la condizione di nominati se con spirito di umiltà questo Consiglio si metterà all'ascolto delle esigenze dei cittadini e se promuoverà la capacità di governo diretto della cosa pubblica. 
    Purtroppo dobbiamo cominciare con una forte nota di critica e di dissenso, che getta una luce non favorevole su questo inizio. Sel non è un partito che ama porre veti a persone e candidature, come è successo anche per questo stesso consiglio, nè polemiche a sfondo personale o la demonizzazione di chi è diverso da noi. Siamo per il dialogo, anche e sopratutto con chi è diverso da noi. Non posso esimermi dall'esprimere il mio dissenso dalla candidatura designata dalla maggioranza per la Presidenza di questo circolo. 
    Non piace riaprire vecchie polemiche, ma non molto tempo fa la nostra città è stata attraversata e divisa dalla questione poi nota come quella dei "bimbi in caserma". Premetto che da convinto pacifista si debba rendere onore a chiunque perda la vita in servizio, come a chi la perda per lavoro. Ed è anzi assolutamente meritorio che nel nome e nella memoria di un caduto costruire iniziative sociali a favore di bambini colpiti dalla guerra. Forse sarebbe ancor meglio bandire totalmente la guerra, perchè noi oggi sappiamo che quando si accende la macchina della guerra, la prima vittima, oltre la verità, sono i civili inermi e tra i civili i più inermi, i bambini. E' la "guerra ai civili" di cui tanto si stanno occupando gli storici, anche qui a Pisa. 
    Si rispetti comunque ogni sensibilità. Come quella che anima l'iniziativa onlus sopradetta. Ma anche quella delle tante famiglie che anche a Pisa, dalla seconda guerra mondiale e dai suoi micidiali bombardamenti, (una sola data: 31 agosto 1943), han dovuto chiudere il ricordo dei propri congiunti caduti dentro al proprio cuore ma ponendo a suggello tre semplici parole: MAI PIU' GUERRA. 
    Si ripudi, come da Costituzione, la guerra e non si usino le caserme, che noi vorremmo luogo di formazione alla democrazia di giovani donne ed uomini, ma adulti, che prestano servizio, come luogo di acculturazione di bambini non in grado di misurare se stessi con il fenomeno delle armi e dell'uso della violenza armata, come si fa in guerra. Noi speriamo, anzi esigiamo, che quel formato particolare (scolaresche in caserma in orario scolastico) non si ripresenti in futuro. 
    La candidatura della maggioranza ci appare non adatta a ricoprire il ruolo di Presidente di CTP che inevitabilmente è un ruolo di garanzia, e non di divisione come è stato negli episodi ricordati. E nemmeno, in questo contesto, rappresenti quel cambio di passo di cui dicevo, ma piuttosto una svolta all'indietro. Non è una polemica ad personam, è un giudizio politico. 
    Ecco perchè dobbiamo, ma non avremmo voluto, dire quanto appena detto. Pur facendo parte di una forza convintamente nella maggioranza e convintamente decisa a portare quella maggioranza a importanti risultati amministrativi e politici, stasera voterò contro la candidatura proposta. Se altre si fossero manifestate o si manifestassero dentro la maggioranza, volentieri le avrei prese in considerazione. Temo che questo non avvenga, e non è un buon segno. 

    Non vi nascondo che ho ben chiara la contraddizione di quello che intendo fare. 
    La politica, quella buona e quella vera, si costruisce sui pilastri della responsabilità, della fiducia e della lealtà. Nominato dentro la maggioranza, voto fuori della maggioranza. Questa contraddizione mi causa disagio e inquietudine. Mi riservo quindi, anche all'esito di questa riunione, di valutare, non senza rammarico, l'ipotesi di mie dimissioni, per risolvere il mio personale disagio, e come segno forte di necessario dissenso. 
    Ringrazio per l'attenzione, e auguro a tutti un buon lavoro, nella consapevolezza dell'importanza di ciò che andranno a fare, e nello spirito di umiltà e democrazia di cui ho detto.

    Mauro Stampacchia
    Consiglio Territoriale di Partecipazione 6
    22 gennaio 2014