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sabato 16 novembre 2013

Un fiume in piena per il cambiamento: 16 novembre, in piazza a Pisa!

Oggi a Pisa si tiene uno dei quattro appuntamenti nazionali connotati dalla piattaforma "un fiume in piena contro l'arroganza dei pochi": diritti sociali e di cittadinanza, richiesta di una qualità della vita migliore, beni comuni saranno al centro dell'agenda politica e di movimento.

Saranno in piazza tutte le forze di Sinistra. Aderisce all'appuntamento pisano, nel corteo che punterà dritto all'ex Colorificio Toscano, Sinistra Ecologia e Libertà, partito di governo della città. Aderisce la vasta composizione sociale e di movimento del Municipio dei Beni Comuni: Rebeldia, Legambiente, Sinistra Per..., Officina - Unione degli Studenti. Aderisce il Teatro Rossi Aperto e il Teatro Valle Occupato, esperienze simili di liberazione di spazi sfitti, riaffidati alla cittadinanza e all'interesse generale attraverso le arti e le culture. Aderisce Una Città in Comune, lista civica di sinistra oggi all'opposizione dell'amministrazione comunale.

A segnare l'adesione della segreteria nazionale di SEL sarà Marco Furfaro, responsabile per i movimenti. Le web radio sono mobilitate per seguire l'evento: Radio Roarr, in collaborazione con ilcorsaro.info e altri network, seguirà la manifestazione e ne rilancerà le parole d'ordine.

Mai minoranza fu più bella di quella che cerca di determinare il miglioramento delle condizioni di vita della maggioranza silenziosa e non rappresentata a livello istituzionale. Provando a superare limiti "naturali", legati alla ragion d'essere della rappresentazione di pezzi sociali limitati ma capaci di condividere battaglie comuni e di imporle nell'agenda politica dei nostri giorni. A Pisa, hanno assunto particolare rilevanza le lotte per il diritto allo studio condotte anche attraverso l'occupazione di Santa Croce in Fossabanda da parte degli studenti di Sinistra Per..., una delle più belle storie del sindacato e dell'associazionismo di sinistra della nostra città.

S'incroceranno con le lotte degli sfrattati e con la vertenza dell'ex Colorificio Toscano. Colori e coraggio, per chi condurrà pratiche aperte e nonviolente. Che imporranno alla politica domande concrete cui rispondere: quale la destinazione d'uso dei 14mila e passa metri quadri dello stabile inutilizzato da anni? Quale il progetto di urbanistica partecipata per quell'area? Quale l'applicazione della funzione sociale della proprietà che stanno chiedendo i movimenti?

Facciamo, ancora una volta, una scelta di parte. Quella della partecipazione al dibattito pubblico con coraggio e con una presa di parola forte; della legittimazione del conflitto democratico, pur espresso nelle sue forme più radicali; della contrarietà criminalizzazione del dissenso; dell'apertura concreta di un tavolo politico di discussione sull'ex Colorificio che veda il Comune di Pisa come arbitro in campo e non come solitario osservatore in panchina o, peggio, in tribuna coperta.

Noi ci siamo, oggi e domani.


Buon #fiumeinpiena a tutte e tutti !!

venerdì 8 novembre 2013

Municipio dei Beni Comuni: Lettera aperta a SEL


Sabato 26 Ottobre l’ex Colorificio viene posto sotto sequestro dalle forze dell’ordine. Un sequestro che è conseguenza di una sentenza e sicuramente non evitabile. Tante però potevano essere le cose da fare, soprattutto partendo dal presupposto che ad amministrarci è la coalizione PD-SEL - si esattamente quella SEL che solo nell’ Ottobre del 2012 partecipava e sosteneva l’esperienza del Municipio dei Beni Comuni. Sabato mentre i vigili del fuoco forzavano la porta dell’ex colorificio,  il cui rumore ha rimbombato per 8 ore al suo interno e nelle orecchie di 250 cittadini e cittadine che vivono in questa città, e mentre le forze dell'ordine ripristinavano il tanto menzionato "rispetto della legalità" si poteva finalmente avviare la  costruzione di un tavolo di interlocuzione con le parti. L'amministrazione pisana, in quel frangente, non solo si è sottratta a quel ruolo di mediatore tipico di qualsiasi amministratore, m ha negato persino di poter aver un ruolo di garanzia dei suoi cittadini durante la delicata fase di uno sgombero. Arriviamo poi a domenica con l’ingresso alla Mattonaia, ferita aperta nel cuore della città, ridotta a relitto da anni di mala amministrazione, dal prolungato abbandono e degrado ai vari tentativi di svendita ad aste andate poi deserte.
La posizione dell’amministrazione, quindi non solo del PD,  esce nella giornata di Lunedì. E’ concisa, breve come uno scatto d’ira e la riportiamo perché non ci siano dubbi sulla chiusura totale che questa esprime ad una realtà che l’amministrazione stessa dice di ritenere valida: “La Mattonaia è un bene di proprietà del Comune, che vuole venderlo per finanziare tre opere pubbliche per la cittadinanza: lungarno Pacinotti, via Pietrasantina e la fognatura nera di Tirrenia. L'occupazione è un vero e proprio atto ostile che non agevola il dialogo. Il Comune si ritiene parte lesa e farà tutto quello che deve per tutelare la proprietà dell'immobile”.
Ecco ci chiediamo se queste parole possano rappresentare davvero la posizione dell’intera amministrazione, di fronte a una riapertura della Mattonaia che è stata dichiarata fin da subito temporanea dal Municipio, sapendo che al massimo il Municipio quel luogo lo ripulisce rendendolo vivibile. Ci chiediamo se dati i buoni propositi di portare avanti un ragionamento sulla “proprietà” come afferma spesso SEL, questo atteggiamento della pubblica amministrazione non sia paragonabile a quello del proprietario dell’ex-Colorificio, configurandosi come un atto volto a ribadire il solo titolo possessorio ed esclusivo e non certo un vero utilizzo nel breve periodo.
E se da quella nota sono derivate delle critiche, dal consiglio comunale di ieri è stato lanciato il teorema della violenza, per cui il sindaco e la giunta tentano di rappresentare il Municipio dei Beni Comuni e chiunque critichi questa amministrazione come violenti e ostili, quando dovrebbero sapere bene che le critiche e il confronto, anche duro, con posizioni diverse sono il fulcro della democrazia.
Chiediamo di fare chiarezza sulla destinazione d'uso dell'ex Colorificio ma anche della Mattonaia, una chiarezza necessaria anche solo per migliorare l’orientamento cittadino rispetto alle relazioni politiche in questa città, aprendo finalmente uno spazio di discussione, perché appunto le posizioni pubbliche non lascino nelle menti dei vuoti che si potrebbero poi colmare con facili speculazioni.

Municipio dei Beni Comuni

lunedì 4 novembre 2013

Botta e risposta Pasquino-Danti sull'Ex-Colorificio

Ecco l'intervento integrale di Dario Danti (dal suo Blog) in replica all'articolo de L'Huffigton Post di Monica Pasquino ( Leggi )

Una risposta dovuta a Monica Pasquino sulla vicenda #excolorificio
“Guarda il mondo con i tuoi occhi”: ovvero che bisogna essere critici e farsi un’idea precisa delle cose a partire dalla propria autonomia e radicalità (nel senso marxiano di andare alla radice dei problemi). Io l’ho sempre intesa così, non come guardare con gli occhi di tutti gli altri: anche perché la rete è libera, tutti possono aprire la pagina del mio blog, anche il padrone di una multinazionale e coi suoi occhi non mi interessa guardare…
Farsi un’idea precisa, dicevamo. Evidentemente Monica Pasquino, vicina nel sodalizio politico ma lontana nella conoscenza delle questioni, parla per sentito dire e con toni molto accesi: Danti ha giurato “fedeltà assoluta” a Filippeschi, “Dario Danti e Sel a Pisa vanno a rimorchio del Pd”. Luoghi comuni, che aumentano nelle considerazioni di altri che intervengono sulla rete con giudizi netti e sentenze lapidarie: “la svolta tremendamente a destra di Danti”, no (corregge un altro) “al centro”;  “Sel esprime solidarietà mentre i suoi delegati in giunta scompaiono”. E ancora: “Ma lui, seduto lì nella sua bella poltrona…”; “tegami di destra”; “sei un bel paraculo e tu saresti di sinistra?”; “Facile fare come Ponzio Pilato”; “l’atteggiamento di Dario è stato allucinante per tutti”; “voi non guardate oltre la vostra poltrona, voi prendete solo uno stipendio. E questo vi basta. Che tristezza”; “Dario vergognati!!”. “E comunque, il nome Rebeldia, chiedete all’assessore da dove e da chi vien fuori”.

Rebeldìa
Era la rivista degli zapatisti, tradotta in italiano e allegata al quotidiano di Rifondazione comunista, Liberazione. Un gran bel nome come proposta, accettata. Correva l’anno 2003. Citare quell’anno e poi cullarsi in un vuoto temporale di 10 non è il massimo per una blogger (che comunque ringrazio per una ricostruzione sommaria, ma puntuale e corretta, della mia biografia personale e politica).
Nel 2003, a seguito dell’esperienza dei disobbedienti e del blocco dei treni della morte contro la guerra in Iraq, occupiamo uno stabile dell’Università (ex-Asnu di via Emanuele Filiberto), poi sgomberato a seguito di naturale denuncia della proprietà. Si susseguono altre occupazioni, fino alla scelta, da parte dell’amministrazione guidata dal Sindaco Paolo Fontanelli, di concedere a Rebeldìa (ora diventato “Progetto” con oltre 30 associazioni) degli immobili situati in via Cesare Battisti: correva l’anno 2006. In questo caso c’è un regolare contratto di comodato: lì c’è scritto che la destinazione per il Progetto Rebeldìa è temporanea (un anno circa), perché in quell’area sarà realizzato il Progetto Sesta Porta (un terminal bus che si integra con la stazione dei treni più altri servizi per la città). Pacta servanda sunt, dicevano i latini. Scaduto il contratto si apre un vero e proprio braccio di ferro – segnatamente con la nuova amministrazione comunale guidata da Marco Filippeschi – per la liberazione degli spazi a causa dei lavori programmati. Nel frattempo sono vari i luoghi presi in esame per una soluzione alternativa: via Saragat, via San Jacopo, via Filiberto, via Andrea Pisano. Nel febbraio 2011 il Progetto Rebeldìa lascia gli immobili di via Battisti con la prospettiva di una nuova casa in via Andrea Pisano.
Gli spazi di via Andrea Pisano sono tutti da ristrutturare e rendere agibili. Occorre anche una variante urbanistica che il Comune s’impegna a fare per destinare quell’area a uso sociale-associativo (le varianti non sono cattive in sé…). L’amministrazione comunale non è favorevole all’assegnazione diretta: una manifestazione d’interesse prima e un bando pubblico poi sono le forme individuate per la destinazione di quegli immobili. Entrambi vanno a vuoto. Peraltro su manifestazione d’interesse e bando sono quattro gli enti (Comune, Provincia, Università e Azienda per il diritto allo studio) che s’impegnano a mettere a dispostone 60.000 euro (15.000 a testa) per 5 anni (300.000 totali) per contribuire a rendere agibili/fruibili quegli spazi.
In questa vicenda non ho condiviso la scelta di Rebeldìa di non partecipare a nessuna delle due modalità individuate dall’amministrazione comunale per l’assegnazione di via Andrea Pisano.

Ex-Colorificio 
Senza una sede da più di un anno e mezzo, Rebeldìa, con una moltitudine di altre realtà, e il Municipio dei Beni comuni, il 20 ottobre 2012, occupano/liberano l’ex-colorificio toscano di proprietà della multinazionale JColors, che – nel tempo – ha delocalizzato la produzione fino a dismettere completamente il sito pisano.
Un’area abbandonata all’incuria e al degrado da troppo tempo. Un’area in mezzo alle case e adiacente a un camping. Un’area a poche centinaia di metri dalla Piazza dei Miracoli. Un’area che meriterebbe un sopralluogo dell’ARPAT e, necessariamente, un’accurata bonifica.
Credo che in quell’area le associazioni e le singolarità che vivono l’esperienza dell’ex-Colorificio liberato hanno prodotto in tutto questo tempo cultura, socialità, aggregazione e partecipazione. Questo lo penso “senza se e senza ma”, come si diceva un tempo. Sinistra Ecologia Libertà e il sottoscritto l’hanno detto da subito e lo sostengono da sempre: mettere in dubbio questo giudizio, più o meno velatamente, ogni volta che se ne presenta occasione è sbagliato. Comunque, a scanso di equivoci, ribadisco anche in questa nota il giudizio positivo sopra espresso e il riconoscimento politico pieno di quella esperienza.
Penso che all’ex-Colorificio liberato si sia ingaggiata una “battaglia” politico-culturale su un tema decisivo per l’oggi e per il domani: quello dei beni comuni. Ora, su questo aspetto c’è un confronto aperto e in divenire (non solo in Italia): io credo che tutto e il contrario di tutto non possa essere appellato come “bene comune”. Sicuramente, come dicevano gli antichi, “acqua, aria, terra e fuoco” sono beni comuni. Inoltre, il tema “proprietà collettiva” contro “proprietà privata”, così come il dibattito fra “legale” e “legittimo”, così come fra obbedienza alle leggi e disobbedienza civile per costruire nuove forme di legalità, sono temi a me cari, patrimonio della mia storia politica e personale (forse per questo motivo sono stato indicato da più parti come “l’Assessore competente”).
Occupare una proprietà privata, necessariamente, porta con sé la reazione di chi è il proprietario privato: JColors nello specifico. Come è sempre avvenuto nella storia delle occupazioni, il proprietario vuole rientrare in possesso del “suo” bene (anche se vige una situazione di degrado e incuria al limite della legalità). Si è rivolto alla magistratura che ha emesso la sentenza che conosciamo (personalmente non ho mai creduto alle “vie giudiziarie al socialismo”).

Le istituzioni
Il consiglio comunale, in data 1° agosto, ha preso impegni chiari e concreti per provare a risolvere positivamente la vicenda, soprattutto per evitare lo sgombero. Si legge nel dispositivo finale della mozione approvata: “promuovere ogni iniziativa possibile, come ad esempio un incontro fra le parti, al fine del raggiungimento di un’intesa e di una risoluzione pacifica tra la proprietà e le associazioni, nel pieno rispetto della legalità e dei valori sociali espressi dalle attività delle associazioni stesse”. Si parla, allo stesso tempo, di “pieno rispetto della legalità e di “valori sociali espressi dalle attività delle associazioni”.
Questa mozione è stata approvata da tutte le forze politiche, compreso il gruppo consiliare “Una città in Comune – Rifondazione Comunista” i cui due consiglieri sono fra i protagonisti dell’occupazione dell’ex-colorifico.
Ho ricevuto, a nome e per conto dell’Amministrazione comunale, una delegazione dell’ex-Colorificio liberato il giorno dopo ferragosto. Successivamente, il Sindaco ha fatto due incontri separati: uno con la proprietà, l’altro con gli occupanti (prima dell’emissione della sentenza). Un tavolo si fa in due (tre, con la mediazione del Comune) se le controparti si vogliono sedere alla pari e con uno spirito costruttivo e positivo. A fine agosto la multinazionale JColors ha deciso di andare avanti per via giudiziaria e non ha voluto sedersi al tavolo con l’ex-Colorificio liberato neanche con la mediazione del Comune. Chi ha una certa storia politica alle spalle, ma anche chi non ce l’ha, sa che le multinazionali non sono proprio degli agnellini. JColors non vuole legittimare politicamente l’ex-Colorifico liberato.
A inizio ottobre ho visitato, con gli amministratori del mio partito e il deputato Nicola Fratoianni, l’area dell’ex-colorifico. Ci hanno accolto un lunedì mattina alle undici in una dozzina di attivisti e ci hanno fatto fare un giro per i locali illustrandoci tutte le attività che si svolgono in vari orari del giorno e della sera. Successivamente, la delegazione di Sinistra Ecologia Libertà ha incontrato sia il Questore che il Sindaco di Pisa mettendo in evidenza il rischio concreto che l’ex-Colorifico liberato correva: l’imminente sgombero, con la conseguente cessazione delle numerose e splendide attività delle associazioni. In quegli incontri il tema di un tavolo interistituzionale è stato affrontato e condiviso come soluzione da praticare dopo il sequestro dello stabile, soprattutto per favorire la presenza della proprietà al fine di trovare davvero una soluzione condivisa. In quegli incontri la richiesta esplicita di SEL è stata anche quella di non procedere a sgomberi forzati e coatti, violenti insomma. Chi li ha vissuti sa che sono terribili: il mio primo sgombero da un immobile occupato è avvenuto all’età di 17 anni, all’alba, con conseguente spostamento in autoblindo fino alla Questura, con tanto di foto segnaletiche e presa delle impronte digitali (e mamma che ti deve venire a ritirare come un pacco postale perché minorenne).

Lo sgombero
Dal 1994 ne è passata di acqua sotto i ponti. Per fortuna lo sgombero dell’ex-colorifico, sabato 26 ottobre, è avvenuto in un clima pacifico e collaborativo. Con decine e decine di persone, giunte anche da fuori città, che fin dalle prime ore del mattino si erano ritrovate per fare tantissime attività. Uno sgombero coordinato e contrattato, con poliziotti dal volto umano e sorridenti. Addirittura con la diretta radio in streaming fino al tardo pomeriggio.
«In occasione dello sgombero nessuno ha pensato che l’intervento del sindaco potesse essere risolutivo rispetto al sequestro dello stabile, ma che la sua presenza sarebbe stato un segnale positivo per meglio predisporre le parti ad avviare un confronto post sgombero» (Il Tirreno Pisa, 1 novembre 2013). Mi pare che questo concetto espresso dagli esponenti del Municipio dei Beni Comuni metta fine alle polemiche su presenza/assenza degli amministratori pubblici allo sgombero; del resto, quanto detto, trova conferma nell’sms spedito dal Questore allo stesso Sindaco proprio nella mattinata di sabato: «Oggi, ovviamente, nessun tavolo è lontanamente immaginabile da parte nostra». Purtroppo, era stata fata girare una voce un po’ bizzarra nella mattinata di sabato 26: il Sindaco avrebbe potuto far cessare lo sgombero (con o senza la presenza fisica); dunque, il Questore era disponibile a rinviare il tutto se solo il Sindaco avesse dichiarato fattibile il tavolo interistituzione. Questore buono contro Sindaco cattivo? Una caricatura, insomma.
Del sottoscritto si è detto di tutto e di più: che mi sarei negato al cellulare, dato alla macchia, che ero blindato in Comune a fare riunioni inutili, che sarei stato richiamato e tirato per le orecchie (senza esito alcuno). Io ho telefonato ai militanti dell’ex-Colorifico liberato per incontrarli nel pomeriggio di sabato 26, oppure la domenica, o nel lunedì successivo, proprio per manifestargli a nome dell’Amministrazione comunale la volontà di fare il tavolo interistituzionale: mi è stato detto che lo sgombero andava per le lunghe e quindi che dovevo andare sul posto. Poi la manifestazione sotto il Comune a sgombero ultimato, con un corteo che urlava per la città: “se il Danti non viene da noi, noi andiamo da lui” (o una roba del genere).

Una soluzione
Un tavolo interistituzionale, con tutti i soggetti preposti, deve essere messo in campo. Dico di più: sarebbe fondamentale avviare un ragionamento di “urbanistica partecipata” sull’area dell’ex-colorifico di via Montelungo, fuori da logiche speculative, avvalendosi anche degli strumenti che la nuova legge regionale sulla partecipazione mette in campo. Che sia tutta la città ad esprimersi. E ognuno faccia la sua parte.

Dario Danti

giovedì 31 ottobre 2013

SEL Pisa: un tavolo di confronto per l'ex-colorificio


SEL Pisa ha sostenuto e sostiene l’esperienza di Rebeldia / Municipio dei Beni Comuni adesso colpita dallo sgombero. Riteniamo che per lo spessore dell’esperienza, per la ricaduta positiva sulle componenti sociali, per i riconoscimenti ricevuti anche in sede europea, tale esperienza debba continuare.

Proponiamo alle forze politiche tutte e alle altre forze politiche di governo della città una vera apertura di dialogo - fino a questo momento formale – secondo le indicazioni dello stesso Consiglio Comunale. Il nostro impegno dentro la maggioranza e la Giunta è rivolto in questa direzione e nella stessa direzione si muove sia il Circolo di Pisa che i nostri parlamentari e il partito tutto.

La temporanea occupazione della Mattonaia riteniamo non metta in alcun modo a repentaglio l’uso pubblico di quell’edificio e anzi promuova forme, a cui aderiamo, di pulizia e di recupero rispetto all’attuale situazione di non uso e degrado. Peraltro riteniamo che, se andasse deserta anche la prossima asta, tale edificio vada completato e assegnato tramite graduatoria dell’edilizia residenziale a famiglie bisognose di alloggio.

E’ necessario urgentemente istituire un tavolo - promosso dall’amministrazione - a cui partecipi anche la proprietà assente adesso come in passato, che ha chiuso e abbandonato al degrado il Colorificio, precisando che non sarà possibile accettare una Variante speculativa dell’area, ma che l’unica prospettiva possa essere, secondo noi, una “urbanistica partecipata”, che metta al primo posto le esigenze della città, della proprietà sia pure assenteista, ma anche delle associazioni che hanno promosso l’occupazione e delle altre associazioni tutte.

La manifestazione del 16 novembre prossimo, che mette al centro la continuazione dell’esperienza del Colorificio, potrà essere ancora una occasione importante.

SEL Pisa Città

domenica 27 ottobre 2013

Colori e coraggio


Mutare un lamento in danza.
È stato questo, in pochissime parole, il contenuto del 26 ottobre.

Lo sgombero dell'ex Colorificio Toscano, a Pisa, è stato il progressivo presentarsi delle attività del Municipio dei Beni Comuni alla città e, attraverso la cronaca sul web a cura di Radio Roarr, alle associazioni e movimenti del Paese. Un lungo racconto iniziato alle otto e mezza del mattino, con l'arrivo delle forze dell'ordine all'ingresso della struttura.
All'interno dei 14mila e più metri quadri di sito produttivo lasciato al degrado da parte dell'azienda proprietaria, duecento attivisti erano impegnati nelle attività del Municipio. Dalla sala studio alla scuola d'italiano per stranieri di Africa Insieme. Dalla web radio alle lezioni di Giorgio Gallo e Mauro Stampacchia, docenti universitari. Dalla palestra d'arrampicata ai corsi di danza.
La forza gentile di queste associazioni è stata la capacità di barricare le attività all'interno del sito e, proprio attraverso uno sgombero trasformato in una intelligente scena politica, proiettarle negli occhi e nelle menti della città. Per far capire che possono essere interrotte le attività, ma che “le idee non si sgomberano”. Gli studenti di Sinistra Per... e di Officina – Unione degli Studenti hanno portato il contributo degli universitari e dei medi. Come sempre un contenuto importante, inclusivo, razionale.
Sul posto c'erano i consiglieri comunali di Una Città in Comune e di Sinistra Ecologia e Libertà, attraverso la capogruppo Simonetta Ghezzani. L'opposizione politica all'amministrazione cittadina e il mio partito, al governo della città a seguito delle ultime elezioni amministrative.

A seguire la vicenda, associazioni e movimenti di tutta Italia, la fondazione Cercare Ancora di Fausto Bertinotti e Alfonso Gianni (che ha rivolto al Municipio un messaggio di saluto), il deputato di SEL Nicola Fratoianni, che proprio qui aveva condotto una recente visita degli eletti di SEL delle istituzioni dei Comuni d'area pisana e della Provincia. Nicola Fratoianni ha insistito sulla necessità di un tavolo politico in cui l'amministrazione comunale giocasse una partita nuova. Nella convinzione che, come riportato dalla mozione approvata dal Consiglio Comunale di Pisa in aprile, “riconosciuto l'elevato valore sociale delle attività svolte da cittadini e associazioni [..] il Consiglio Comunale impegna il Sindaco e la Giunta comunale a ricorrere anch'essi a tutti gli strumenti a loro disposizione per evitare uno sgombero coatto dell'ex "Colorificio Toscano", facendosi promotori di ogni iniziativa possibile che permetta di arrivare a una soluzione pacifica e di favorire un dialogo costruttivo tra le associazioni e la proprietà al fine del raggiungimento di un'intesa fra loro, nel pieno rispetto della legalità e dei valori sociali espressi dalle attività delle associazioni stesse.”

Il punto del rispetto della legalità è stato il cardine del durissimo intervento del sindaco Marco Filippeschi, nel corso della mattinata del 26 ottobre. Oltre a dichiarare che il Sindaco e la Giunta non potevano essere considerati responsabili dello sgombero, si dice che l'amministrazione “ha cercato e cercherà di creare un confronto fra le associazioni e la proprietà privata interessata, in condizioni che garantiscano il rispetto della legalità.”

Chi occupa nuoce al rispetto della legalità? Gli studenti che nel 2010 avevano bloccato tutte le facoltà dell'Ateneo, per intere settimane nel corso della discussione della Legge di riforma del sistema universitario, hanno ottenuto la piena solidarietà del Consiglio Comunale, l'attestazione di stima e vicinanza da parte del Sindaco, l'interlocuzione piena e sincera delle istituzioni accademiche. Occupare, dunque, nuoce in toto al rispetto della legalità? Segnalare le numerose case sfitte e disabitate, come hanno fatto i movimenti sociali di questa città, nuoce al rispetto della legalità?

L'occupazione è senza dubbio una pratica al limite di qualsiasi idea di legalità. C'è di peggio, tuttavia. È la povertà di un dibattito politico in cui l'occupazione degli spazi sfitti viene paragonata a un furto. Come se la proprietà, privata o pubblica, fosse un elemento intangibile, che la politica non deve porre in esame a seconda dell'uso che ne viene fatto o della funzione cui è ricondotta. Da qui il forte appello di costituzionalisti (in testa Paolo Maddalena e Stefano Rodotà), singoli e associazioni affinché, pur nel rispetto della sentenza ormai pronunciata, ci fosse un avanzamento di riflessione e uno scatto di coraggio da parte della politica nell'applicare in maniera forte l'articolo 42, relativamente alla funzione sociale della proprietà.

In modo molto semplicistico, si potrebbe replicare: non è affare dell'amministrazione comunale. È una vicenda di ordine pubblico, da gestire solo attraverso la questura. C'è da domandarsi, allora, quale sia il ruolo della politica. Quello di osare e inventare strade nuove, per governare il cambiamento, oppure quello di attenersi alla referenza notarile della giurisprudenza?

Sinistra Ecologia e Libertà, nella stessa giornata del 26 ottobre, ha compiuto un avanzamento. Nel consiglio del Primo Municipio di Roma Capitale, attraverso l'azione dei nostri compagni nelle istituzioni, è stato bloccato il tentativo della destra e del Movimento 5 Stelle di chiedere lo sgombero del Teatro Valle, occupato ormai da anni e oggetto di una grande vertenza di rilievo nazionale, come l'ex Colorificio. Un atto del consiglio del Municipio ha determinato la valorizzazione e il rilancio del sito, nell'ottica di una più vasta produzione culturale.

"Riteniamo", aggiungono Jacopo Maria Argilli, Graziella Manca e Mauro Cioffari (SEL Roma Capitale – 1° Municipio) "che l’attività svolta fin ad ora all’interno della struttura, vista la grandissima partecipazione di moltissimi esponenti del mondo della cultura, che ha portato la struttura a vincere il premio internazionale per la partecipazione attiva Princess Margriet Award della European Cultural Foundation (2013), vada tenuta in considerazione per il futuro del Teatro Valle stesso".

Toh, quell'Europa che invita l'ex Colorificio a raccontare la sua esperienza.

Sinistra Ecologia e Libertà di Pisa Città oggi ha seguito con attenzione ogni momento dello sgombero. Ha preso parte, attraverso i suoi militanti, al presidio esterno alla struttura. Era in piazza XX settembre, nel momento culminante della giornata, dopo otto lunghe ore di fuoriuscita degli attivisti. Non ci interessa piazzare una bandierina. “Esserci” non significa presenziare, annuire. In maniera estremistica: è una presenza anche inutile, contraddittoria e fuorviante, se non è accompagnata dallo studio di una o più alternative coraggiose, oltre che dalla positura di elementi politici forti nel dibattito pubblico.

Per realizzare una autentica trattativa politica è, tuttavia, necessaria la presenza e la riflessione della Giunta. Perché “il Comune di Pisa è responsabile dello sgombero”? Perché non siamo capaci di distinguere i ruoli delle istituzioni e ricadiamo nell'errore tipico dei minoritari e degli ideologici, ossia la tuttologia? No.

Perché intendiamo affermare la necessità di una destinazione condivisa di quel bene. Perché intendiamo costruire un concreto percorso di partecipazione delle associazioni del Municipio e, in prospettiva, di tutte le associazioni e i movimenti interessati a sviluppare attività in uno spazio sfitto. Perché, per attivare uno spazio sfitto da anni, può essere utile lo strumento dell'assegnazione diretta, sia pure temporanea, specie se si tratta di uno spazio di proprietà dell'amministrazione pubblica. Perché, anche se non si fosse interessati allo strumento dell'esproprio, è fondamentale una trattativa a un tavolo unico fra proprietà e movimenti. Perché questa vicenda non è una storia di ordine pubblico, malgrado la presenza intelligente della Questura e delle forze dell'ordine: questi non possono sostituirsi alle istituzioni e alla politica. Perché le istituzioni non possono barricarsi nel silenzio. Neanche se i membri di tali istituzioni hanno in tasca la tessera del mio partito. Perché fare politica è un atto di coraggio e, qualora non s'intendano assumere atteggiamenti conseguenti rispetto alla mozione del consiglio comunale, sarebbe più corretto dichiarare pubblicamente il discostarsi da quell'atto politico.

Sinistra Ecologia e Libertà, attraverso i suoi amministratori locali in tutta Italia, è impegnata ogni giorno sul campo degli spazi sociali, dell'allocazione delle aree sfitte, della destinazione a fini sociali, della risoluzione delle controversie in situazioni di occupazione. Sinistra Ecologia e Libertà, nemica delle grande intese che tengono in ostaggio il Paese, è al governo in grandi e piccole città d'Italia. Pisa, da giugno, è una di queste. Al governo per una svolta a sinistra, non per aggregare un contrassegno elettorale.

A questa responsabilità di governo non bisogna accompagnare solo i comunicati di solidarietà. Né tanto meno l'abiura dell'osare, nel nome dei veti, delle paure. Perché siamo morti di tatticismo se perdiamo il coraggio di usare le parole della verità e la voglia di trattare, anche a muso duro, anche con pubblica sfacciataggine, le migliori condizioni per l'azione di governo. Perché rischiamo di restare incastrati fra l'intransigenza di chi non aspetta altro che metterci alla berlina per dichiarare il nostro tradimento e il veto di chi si fa scudo del Palazzo per nascondere una politica pavida e incapace di confrontarsi con istanze positive e propositive.

Ad esprimere un profondo e condivisibile disagio è Stefano Fabbri, coordinatore del comitato “Pisa per Civati”, candidato alla segreteria federale del PD. “Sono angosciato perché nella vicenda dell'ex Colorificio la politica tutta ha una grande responsabilità, quella di non aver saputo cogliere il senso di socialità diffusa che proviene da quell'esperienza, ed ha abdicato al suo ruolo, rinunciano proprio a quel coraggio di cui invece abbiamo tutti bisogno: il coraggio della testimonianza e della scelta. Si poteva evitare tutto questo pur in un quadro di grande complessità che garantisse tutti gli attori coinvolti?”

Non è accettabile che un Sindaco dichiari, a nome della propria Giunta, un pubblico disinteresse per la vicenda. Non è accettabile il trincerarsi dietro formule di ossequio della legalità cui non si accompagnano gesti di vicinanza, cui non conseguono atti di interlocuzione. Non è accettabile abdicare al coraggio delle scelte, aspettando l'ultimo minuto utile per dire qualche mezza frase con cui ritenere espletato il proprio dovere nei confronti del “compagnòmetro”.

Mutare un lamento in danza. Parafrasando il salmo 30 dell'Antico Testamento, è stata questa la grande capacità dei movimenti, il 26 ottobre. Non rinchiudersi nella spirale dell'opposizione fine a se stessa, ma provare ad allargare, a sfidare in senso positivo. Memori dei lunghi anni d'azione collettiva in cui, con piacere e voglia di promuovere l'allora progetto Rebeldia, più di cinquemila persone invasero pacificamente le strade di Pisa. Perché una città che vuole vivere deve curare bene i suoi polmoni; fra questi, in particolare, gli spazi sociali.


Ho sempre rispettato chi sceglieva la via dei movimenti, dell'attivismo associativo, delle pratiche di mutualismo più colorate e anticonvenzionali. Non appartiene al mio modo di fare, ma lo rispetto e lo osservo ogni volta, per imparare qualcosa di buono. Ho creduto e credo, fra i sempre meno under 30 che frequentano una sezione di partito, che l'appartenenza a una comunità politica organizzata e generalista abbia ancora senso, se supportata da tre elementi: metodo di studio, cultura d'organizzazione, cultura di governo. Cosa facciamo, dunque, per praticare nel cambiamento questa cultura di governo, facendo sì che le nostre parole non siano “come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna”? Rispondiamo a questa domanda. 

Ettore Bucci